• Cavallo-Catria-6
  • Cavallo-Catria-5
  • cavalli1
  • Cavallo-Catria-3
  • Cavallo-Catria-2
  • Cavallo-Catria-4

CANTIANO, un po’ di storia

Fu nel VI secolo a.C. che gli Ikuvini, una ramificazione del popolo degli Italici che dall'Europa continentale avevano invaso l'Italia e tolto agli Umbri terra, libertà e nome, furono autori della migrazione che li portò ad occupare l'area appenninica umbro marchigiana intorno alla odierna Scheggia, nelle cui vicinanze fondarono la citta' della Ukre Fisia e dove risulta eressero il tempio a Giove Patre. E fu in questi luoghi che nel lontano 1456 avvenne il ritrovamento di un documento di inestimabile valore, le Tavole Eugubine (Museo di Gubbio), sette lamine di metallo redatte in etrusco e latino la cui lettura ha permesso di svelare gli ordinamenti, le attività, le pratiche sociali e religiose di questi nostri antenati appenninici. La vicinanza e i successivi contatti con gli Etruschi delle regioni dell'Etruria, popolo di civiltà più sviluppata e di maggiore cultura, più attenti a realizzare commerci che non a dominare genti, sortirono effetti benefici sulle condizioni di vita degli Ikuvini. E' forse in questo tempo che inizia ad acquistare importanza il centro di Luceoli. Il secolo IV a.C. fu il secolo d'oro degli Ikuvini, lontani dalle battaglie e dagli accanimenti dei Romani e dei Galli. Questa loro neutralità favorì la pacifica annessione a Roma che li aveva fino ad allora trascurati nella loro marginalità. Toccò a Caio Flaminio, censore, rendere tangibile la presenza romana creando nel 219 a.C., peraltro su tracciati in parte già esistenti, la validissima arteria appunto chiamata via Flaminia, un collegamento strategico tra Roma e Rimini.
Via che poi successivamente, per opera di Augusto e di Vespasiano, vedrà migliorare il proprio percorso con la costruzione di numerosi manufatti ed imponenti ponti e l'apertura, nel 76 a.C., della galleria del Furlo. Quindi Cantiano affonda le proprie radici nella storia, esistenza e scomparsa di Luceoli, borgo degli Umbri, poi talici, e successivamente, con Roma, importante centro della via Flaminia. Luceoli, dopo le invasioni devastatrici degli Eruli e dei Goti, aumenta la propria importanza nel divenire un caposaldo del "Corridoio bizantino". Questo, insinuandosi nei territori dei Longobardi di re Alboino, costituiva l'unica alternativa alla Flaminia presidiata nel mantenere in comunicazione i domini bizantini adriatici dell'Esarcato e delle Pentapoli con i Ducati di Roma e di Napoli.
Forse in funzione antilongobarda o per difendersi dalle incursioni dei Saraceni del IX secolo si inizia la fortificazione dei due colli di Colmatrano e di Cantiano, intorno ai quali i superstiti di Luceoli, definitivamente distrutta nel 1137 dall'imperatore Lotario, ripiegheranno per dare avvio alla comunità di Cantiano.
Il colle di Colmatrano fu presidiato da una imponente torre alta 24 metri di cui oggi nulla rimane; il colle di Cantiano, oggi di S. Ubaldo, ospitò la costruzione del Palazzo-castello di cui rimane parte della torre d'angolo. Uniti i due colli successivamente da una possente cinta muraria larga 10 m. al riparo della quale prosperava il borgo, il Castello di Cantiano assunse una formidabile capacità difensiva. La sua importanza strategica fu tale che per ogni secolo i potenti se ne disputeranno il possesso. Dall'obbedienza all'impero del Barbarossa e di Federico II di Svevia, Cantiano passò nel 1244 per atto di quest'ultimo sotto la giurisdizione di Gubbio e nel 1250 sotto il Governo della Chiesa. Prima di ritornare intorno al '300 sotto il controllo degli Eugubini, Cantiano visse l'esperienza della "Libera Università" con la quale, grazie a donazioni del conte Gualteruzio Bonaccorsi, la comunità diventava proprietaria ed amministratrice dei beni comuni.
Vennero compilati regolamenti per la conservazione ed il godimento di detti beni, le modalità per affitti e locazioni, la destinazione delle somme ricavate, una parte delle quali veniva destinata agli stipendi del medico e del maestro affinché i loro servizi fossero gratuiti per la comunità.
Del Castello di Cantiano se ne disputarono il dominio anche i Montefeltro di Urbino ed i Malatesta di Rimini, sostenuti per interessi territoriali dai Visconti, signori di Milano e dalla repubblica di Firenze.
Siamo al 1393 quando, caduta la rocca di Colmatrano, si patteggia una pace onorevole. Il castello di Cantiano seppure inespugnato per gloria del difensore conte Francesco Gabrielli, viene ceduto ai Montefeltro e fino al 1631 seguirà storia e destino dello Stato di Urbino.

L’Antica Via Flaminia

Ostacolo alle mire espansionistiche di Roma nelle regioni dell'Italia centrale era rappresentato dalle popolazioni dell'Etruria, insieme ai Galli e più a Sud dai Sanniti. Vittime predestinate, Etruschi, Umbri e Galli si unirono per affrontare lo scontro decisivo, sostenuti dai Sanniti che si affrettavano a raggiungerli con un forte esercito. Anticipando la riunione delle ingenti forze con abilità strategica, Roma riuscì a separare e sconfiggere Galli e Sanniti nella famosa battaglia di Sentinum (294 a.C.). Analoga sorte fu quella degli Etruschi insieme ai Galli poi sconfitti presso il lago di Vadimone (283 a.C.). Caduta Sarsina (265 a.C.) e Volsinium (244 a.C.), Roma portava i confini fino alle rive del Rubicone. Diventava di necessità strategica disporre di una via di comunicazione sicura ed affidabile che permettesse di raggiungere agevolmente le rive dell'Adriatico... Toccò al Censore Caio Flaminio occuparsi nel 219 a.C. di adattare, collegare e migliorare quella via, in parte già esistente, che dal suo nome si chiamerà Via Flaminia. Arteria fondamentale si dimostrerà indispensabile nelle strategie mercantili e militari dell'espansionismo di Roma repubblicana e imperiale. Dopo l'intervento di Caio Flaminio, la via sarà sempre oggetto di assidue cure da parte del Senato.
Caio Gracco l'aveva risarcita e munita di pietre miliari (123 a.C.). Q.Minucio Thermo nel 65 a.C. ne aveva avuto la cura. Augusto, attento a tutte quelle opere che rispecchiassero la grandezza e forza di Roma, non esitò a comandare che valenti architetti si adoperassero per realizzare imponenti opere come ponti massicci, muraglioni e fondamenta lungo il tratto da Helvillum ad Intercisa.
I suoi successori apportarono ulteriori miglioramenti: Tiberio volle costruito un ponte alle porte di Rimini, Vespasiano fece aprire la grande galleria del Furlo nel 76 d.C. 
L'imperatore Adriano non mancò di munirla di opere sussidiarie come "mutationes" dove sostare e cambiare i traini animali e le "mantiones" edifici dove albergare durante le intemperie.
Nel 305 d.C. la via era sotto le cure dei Cesari Flavio Valerio Severo e Galerio Valerio Massimino come testimoniato dalle incisioni su una colonna miliare (CXL miglia dall' Urbe) ritrovata in territorio di Cantiano e conservata all'interno del Palazzo Comunale.
Aree archeologiche :
Ponte Grosso sul burano
La nuova Flaminia scorre veloce nella valle del Burano, ed il Ponte Grosso è solo un cartello turistico. Ma se, con ritmi più distensivi, sceglierete di percorrere il vecchio tracciato, vi troverete a superare il fiume Burano su un ponte romano vecchio di 2.000 anni: il Ponte Grosso. Diviso in due arcate di circa 7 metri con pila centrale con frangiacque di m. 5,60 esce dall'acqua del fiume con i pesanti blocchi di pietra corniola, di provenienza dalle vicine cave, disposti e sovrapposti a secco, accuratamente tagliati e lavorati per la perfetta aderenza. Sede stradale e parapetti danno una larghezza di 32 piedi romani (m. 6,5 circa). Il ponte è stato costruito in età augustea come numerose altre minori testimonianze lungo la valle del Burano.
Area di Pontericcioli
Pontericcioli è una frazione di Cantiano dove stanno emergendo importanti testimonianze dell'antica via. È in questa località che l'attuale via Flaminia più si discosta dall'originario tracciato consolare. In entrambi i casi le strade iniziano a salire per raggiungere, ieri come oggi, il passaggio obbligato del passo di Scheggia. Una massiccia costruzione chiamata "Pontone" ci segnala il bivio sulla destra per entrare nella zona archeologica. Poco più avanti si trova il ponte anche questo "Grosso": due fornici di m. 3,40 di luce con piccolo frangiacque; possenti i conci della ghiera alti fino ad un metro in pietra corniola. Interessanti le ammorsature con andamento spezzato. Ancora un chilometro più avanti la terza localizzazione, forse la più interessante, dove recenti scavi hanno iniziato con successo il recupero di un complesso molto promettente composto da almeno due ponti, vari chiavicotti e muri di sostegno.


Il Museo geoterritoriale e il Museo archeologico e della Via Flaminia G.C. Corsi

All'interno delle duecentesche sale del ex Convento agostiniano, con accesso dal chiostro della adiacente chiesa di S. Agostino, in un elegante ed accogliente allestimento il Museo Geo-territoriale di Cantiano offre al visitatore una panoramica sulla natura ed origine geologica delle rocce che ne formano il territorio e dell'influenza che questo ha avuto sulle attività antropiche che si sono sviluppate, dalle pietre scheggiate del Paleolitico, ai ponti della Flaminia romana, dai portali in arenaria dei palazzi signorili, allo sfruttamento delle cave.

La seconda sezione è il Museo Archeologico e della Via Flaminia G.C.Corsi, dedicato alle ricchezze del territorio di Cantiano, tra le quali spicca il visciolo che diede vita ad una famosa produzione di amarena. Testimoni preziosi dell'evoluzione dell'ambiente sono i fossili, di cui sono esposti alcuni calchi degli esemplari di ammoniti più rare della collezione Morena, famoso geologo di Cantiano del secolo scorso.
Ma l' aspetto piu' interessante ed intrigante e' rappresentato dalla presenza di HYPERLINK "http://www.museo-cantiano.it/ita/Ugo.htm""Ugo" (Accoriichnus Natans) un rettile adattato alla vita all' ambiente marino, vissuto probabilmente in eta' Medioliassica. Questo “dinosauro” fu ricostruito grazia al ritrovamento ed allo sue delle sue impronte fossili rinvenute casualmente in uno strato di roccia alle pendici del Monte Catria.
HYPERLINK "http://www.museo-cantiano.it" www.museo-cantiano.it


La Turba

Adagiato in una conca fluviale tra le pieghe dell’Appennino pesarese Cantiano, erede di fortificazioni medioevali poste a guardia della via Flaminia, si pone in contiguità geografica e culturale con la vicina Umbria, come testimonia l’appartenenza alla Diocesi di Gubbio, da cui eredita anche il mantenimento di antiche tradizioni tra cui la forma più alta della sua identità comunitaria: la Turba. Connaturata come rappresentazione del Venerdì Santo, la manifestazione trae probabilmente origine dai movimenti popolari di invocazione alla pace che, partendo proprio dall’Umbria, si diffusero intorno alla metà del sec. XIII portati sulle strade e nelle piazze dalle genti più umili e in condizioni di miseria, sofferenti ed esauste delle continue lotte tra guelfi e ghibellini. Uomini e donne di ogni età si riunirono in processioni ed invocando la santa intercessione della Vergine Maria Madre di Dio, presero a percorrere le strade d’Italia e d’Europa. Anche Cantiano accolse la “turba” dei penitenti di ogni età e condizione che, in povertà di abiti o seminudi, nella luce incerta e tremula delle torce, accompagnati dai canti del “miserere” procedevano nella sofferenza e nella redenzione, battendosi e flagellandosi, implorando il perdono, invocando la pace e la fratellanza. Si formò così la compagnia dei Battuti divenuta, intorno alla metà del XV secolo e per volontà di San Bernardino da Siena, la Compagnia del Buon Gesù. Questa, al fine di tramandare la devozione, si rifece nel tempo al supremo esempio di penitenza e sacrificio: la Passione e Morte del Cristo. Nello sviluppo della processione, che con il tempo accolse la figura del Cristo insieme a quelle degli attori nel ruolo dei personaggi, prese corpo la sacra rappresentazione della Passione con la ripetizione delle ritualità, dei personaggi, dei dialoghi, dell'azione. Nacque così, nell'ordine immutabile del Gesù e dei Ladroni, dei Sacerdoti e dei Soldati, la sfilata scenica che ancora oggi, per ricordare le antiche origini, viene chiamata “Turba”.
La manifestazione, che si svolge nella sola serata del Venerdì Santo ed in qualunque condizione atmosferica, innesta elementi teatrali di rara suggestione scenica sull'originaria processione di personaggi in costume e trasforma l'intero nucleo abitativo storico del paese in un'enorme scena all'aperto fondendo la ricostruzione scenografica con gli elementi architettonici ed orografici. Quella che oggi vediamo non è più la stessa che per tanti secoli i Cantianesi videro snodarsi lungo le vie del paese. Il rinnovamento, certamente originale, risale agli anni che precedettero il secondo conflitto mondiale ed è proseguito sino a tempi recenti. La parola ha sostituito la mimica e la recitazione dei passi salienti del Vangelo rende più immediata la comprensione dei fatti narrati. Immutate sono, comunque, le caratteristiche popolari delle origini che non si discostano granché dalla tradizione dei misteri medievali. La sua validità come spettacolo popolare non si può disconoscere: originariamente destinata ad un pubblico locale la manifestazione si offre oggi ad una platea assai più vasta. Essa, coordinata nelle azioni dai membri di una Associazione culturale non lucrativa (Onlus “La Turba”), ha trovato e trova sostegno morale e materiale nelle persone che offrono il loro sapere e saper fare consapevoli di dar vita ad un evento importante per la comunità intera e per quella che, come spettatrice, vi si aggrega vivendo un peculiare rapporto dinamico tra spettacolo e spettatore che raggiunge una perfetta articolazione oltre ad un ampio coinvolgimento.

Venerdì Santo – Centro Storico
www.laturbacantiano.it

Il Bosco di Tecchie

Istituito come parco pubblico nel 1986, il PARCO NATURALE BOSCO DI TECCHIE si distingue per la sua elevata integrità ambientale.
Il manto boschivo è grossolanamente costituito da due serie, quella che tende a costituire la cerreta e l'altra la faggeta. Nei versanti esterni più asciutti è presente l'associazione tipica del cerro (Aceri obtusati - Quercetum cerris) mentre in quelli interni, leggermenti più mesofili, si sviluppa una subassociazione caratterizzata dalla presenza del pero selvatico ( Pirus pyraster Aceri) (obtusati - Quercetum cerris pyretosum). 
La faggeta interessa i versanti interni più freschi e più alti di quota ed il suo stadio boscato si differenzia da quello dei vicini ambienti calcarei per le diverse specie acidofile e sub acidofile. 
La popolazione animale del Bosco di Tecchie è ricca di specie. La comunità boschiva degli uccelli è caratterizzata da esemplari di astore (Accipiter gentilis), di sparviero (Accipiter nisus), di poiana (Buteo buteo), di falco pecchiaiolo (Pernis apivorus). Ma assai importante per Tecchie è la presenza del picchio rosso minore (Picoides minor) e del picchio rosso mezzano (Picoides medius), specie considerate estinte per quasi tutto il territorio regionale.
Tra gli anfibi è importante la presenza della endemica salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata) e della più comune salamandra pezzata (Salamandra salamandra ).
Completano l'happening naturalistico i mammiferi tra i quali, oltre ai comuni volpe, tasso ed istrice, si segnala la presenza del lupo (Canis lupus) e del capriolo ( Capreolus capreolus).
HYPERLINK "http://www.boscoditecchie.it" www.boscoditecchie.it


Cantiano: Natura e sentieri

La sorte è stata generosa con Cantiano assegnandogli una dote importante, il Monte Catria che, con il Monte Acuto e Tenetra, costituisce per le Marche una delle più importanti aree montane. Insieme ai vicini Monte Petrano e Nerone rappresenta una delle maggiori anticlinali calcaree dell'Appennino Umbro Marchigiano, una catena montuosa diretta in senso NW- SE sollevatasi sotto la spinta tettonica che da Ovest corrugò e poi innalzò impennandoli gli strati che giacevano nel fondo dei mari primordiali. 

Toccando la quota di 1.701 m. la più alta dell'Appennino Pesarese, il Monte Catria, il "gibbo" di dantesca memoria, interessa i piani altitudinali collinare e montano. Sotto i 900 metri troviamo boschi cedui composti prevalentemente da carpino nero e orniello, con acero napoletano, roverella,. Al di sopra dei 900 metri troviamo la faggeta mista dove ai faggi si associano l'acero montano, il sorbo montano, agrifoglio e tasso. Ancora più in alto la faggeta diventa pura e sul Catria ne abbiamo monumentali esempi come quella delle HYPERLINK "http://www.comunecantiano.eu/Galleria.asp?" \l "Fonte" \o "1 - Foto: Fonte del Faggio"Cupaie e di Fonte del Faggio.
Domina il panorama faunistico l'aquila che dispensa agli escursionisti il fascino del suo volo maestoso e chiede solo di essere lasciata in pace; è presente anche il falco pellegrino ed il falco pecchiaiolo mentre rarissima è divenuta la coturnice. La colonia di gracchi corallini che qui vivono è la più settentrionale dell'Appennino. 

Di grande interesse e valore sono le specie vegetali che crescono negli ambienti rocciosi, nei macereti e nei prati sassosi del Gruppo del Catria per le quali sono state distinte ben 11 aree floristiche protette della Regione Marche.
I prati sono adibiti essenzialmente a pascolo, quasi tutti di origine secondaria ottenuti cioè per disboscamento. A primavera, con l'inizio delle fioriture, va in scena l'emozionante HYPERLINK "http://www.comunecantiano.eu/Galleria.asp?" \l "Natura" \o "2 - Foto: Spettacolo della Natura"spettacolo della natura con sconfinate esplosioni di colori. Con il passare delle settimane si succedono le specie e con esse cambiano gli effetti cromatici. I prati del Tenetra, di Bocca della Valle, dell'Infilatoio diventano soffici tappeti inebrianti di colori e profumi. Da non perdere sono le fioriture delle viole, delle primule, genzianelle, narcisi, ranuncoli e tante orchidee.
Da Cantiano, Pontedazzo e Chiaserna è possibile accedere ai numerosi sentieri segnalati e rappresentati in una Carta escursionistica del Catria che vi condurranno in rilassanti passeggiate alla volta di rilievi e pascoli. La zona è generosa di acqua sorgiva e di rifugi dove sostare e liberare lo sguardo e lo spirito.
Il Sentiero Italia
Il tratto di Sentiero Italia che tocca i Monti Catria e Nerone è stato segnalato come uno dei più interessanti dell'intero percorso appenninico. Entra in territorio di Cantiano a Moria da dove sale verso il Monte Petrano. Toccata la sommità, scende verso Cagli dove inverte la direzione per poi rientrare, alto sulla Valle del Burano, rientrare in Comune di Cantiano toccando la frazione di Pontedazzo. Il percorso del S.I. si divide in tre parti, Pontedazzo-Cantiano, Cantiano-Chiaserna, Chiaserna-Infilatoio. Quello di gran lunga più interessante è il terzo con il percorso che da Chiaserna prende a salire il versante del Monte Acuto, tra macchie di ginestre, ginepri e roverelle. La prima sosta ristoratrice è a Fonte Luca, sorgente perenne dalla fresca acqua. Poco più in alto si arriva a Bocca della Valle, punto panoramico nei pressi del rifugio Casetta dei Mochi. Qui inizia la suggestiva traversata del Monte Acuto, tra radure fiorite e faggete secolari fino alla fonte del Faggio e quindi ai prati dell'Infilatoio dove il sentiero lascia il territorio di Cantiano

La Trota del Duca


Preziose notizie permettono di confermare la presenza della trota Fario nel territorio di Cantiano fin dal 1600, come si evince da un bando, datato 10 giugno 1600, emesso dal Duca Francesco Maria II della Rovere, che espressamente proibisce la pesca di tale esemplare per sancirne la tutela, da qui il termine "Trota del Duca".
A Cantiano si trova un importante centro di troticoltura, oggi di proprietà della Provincia di Pesaro e Urbino, dove si sta portando avanti una ricerca genetica sul ceppo locale e un'attività di recupero attraverso la riproduzione di trote Fario autoctone, effettuando la fecondazione e la schiusa delle uova in appositi incubatoi, per poi liberare i pesciolini nei corsi d'acqua del territorio.
www.trotaldelcatria.eu

CANTIANO TUTTO L’ANNO

LA TURBA, Sacra rappresentazione del Venerdì Santo
Venerdì Santo – Centro Storico
www.laturbacantiano.it

La PIAZZA DEL GUSTO
2°weekend di maggio – Centro storico - Cantiano

INFIORATA SAN GIOVANNI
24 giugno - Centro Storico - Cantiano

Estate Cantianese
Musica, Teatro e Giochi - dal 15 Luglio al 31 Agosto

 SAGRA DEL POLENTONE ALLA CARBONARA
1° weekend di agosto - Località Chiaserna di Cantiano 

SAGRA DEL TARTUFO DELLA VALLE DEL BALBANO
11 Agosto - Località San Crescentino di Cantiano 

SERATA MEDIEVALE
16 Agosto - Centro storico
 
SAGRA DEL CINGHIALE A BALBANO
17 Agosto - Località San Crescentino di Cantiano 
 
SAGRA DEL GAMBERO DI FIUME
19 Agosto - Località San Crescentino di Cantiano 
  
MOSTRA MERCATO REGIONALE DEL CAVALLO RASSEGNA DEL CAVALLO DEL CATRIA
2° weekend di ottobre - Località Chiaserna di Cantiano